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Oggi pubblichiamo l'articolo dell'amica Edda Rossi, apparso sul numero di Agosto-Settembre della rivista nazionale dell'ANCeSCAO, in cui si racconta la splendida giornata dell' 11 Giugno, che abbiamo tascorso in visita culturale nei luoghi verdiani.
Sabato 11 Giugno 2011, il Centro socioculturale “Sandro Pertini” di Zola Predosa, comune dell’hinterland bolognese, ha organizzato una incursione nella vita e nella personalità di Giuseppe Verdi con la collaborazione del Prof. Marco Raspanti.
Il Prof. Raspanti è il conduttore animatore di pomeriggi al Centro di educazione all’ascolto della musica "colta" , di visioni serali di famose rappresentazioni di opere e inoltre l’ideatore degli itinerari “La Terra del Maestro”. Nel nostro caso la terra è la bassa parmense dove si snoda un suggestivo percorso culturale per la conoscenza di Giuseppe Verdi.
Mano a mano che il pullman "galoppava" verso Reggio Emilia i nuvoloni minacciosi si sfilacciavano lasciando intravedere l’azzurro. Superato il famoso arco sull’autostrada dell’architetto spagnolo Calatrava, ogni rischio di pioggia era scongiurato e, malgrado le previsioni meteo, la giornata è stata da quel momento rallegrata da un sole luminoso.
E’ stato sorprendente incontrare l’"uomo" Giuseppe Verdi perché gli edifici in cui è vissuto sono rimasti uguali a com’erano al tempo in cui li ha abitati, grazie al vincolo imposto dai proprietari (Pallavicino, Barezzi e dalla cugina erede Maria Carrara Verdi) che non permette modifiche e ristrutturazioni.
Non è notizia certa che Giuseppe Verdi sia nato proprio nella casa di Roncole, ma sicuramente ci è vissuto fino ai 9 anni. Dall’atto di nascita di Giuseppe Fortunino Francesco Verdi si sa che nacque alle otto di sera del 10 ottobre 1813 da Carlo e Luigia. Il documento è redatto in lingua francese, poiché all’epoca il Comune di Busseto era annesso all’Impero Francese. Napoleone fu esiliato a Sant’Elena un anno e mezzo dopo.
Il padre era dunque un oste e la madre filatrice. La casa appare ancora oggi come viene descritta nel contratto d’affitto redatto dal proprietario marchese Pallavicino al padre di Verdi. “…una casa di muri, con tetto di coppi, consistente in diverse camere inferiori e sopra il solaio, cantina, porcile, pozzo, forno, posta su un piccolo terreno coltivato a canapa […] con diritto di osteria, beccarla…”. Al primo piano siamo entrati con emozione nella piccola stanza destinata ai bambini, la "più calda", che dava sul fienile. La sorella Giuseppina, di tre anni più giovane, morì malata di mente a 17 anni. Quando Verdi aveva nove anni, Antonio Barezzi, un commerciante di Busseto che riforniva l’osteria ed era appassionato di musica, si accorse del talento musicale di Giuseppe e si offrì di ospitarlo nel suo palazzo di Busseto per consentirgli di approfondire lo studio della musica. Qui Verdi conobbe e si innamorò della figlia di Barezzi, Margherita.
Su una parete del salone c’è un quadro che la ritrae, con una elaborata acconciatura e la gioia nello sguardo, il giorno delle nozze con Giuseppe. Quell’immagine colpisce perché sappiamo che quella felicità fu di breve durata: morirono i due piccoli figli e, poco tempo dopo, la stessa Margherita. Solo il sostegno e l’affettuosa insistenza dell’amato suocero Barezzi e dell’impresario della Scala Bartolomeo Merelli riuscirono a convincere Verdi a reagire e a ritornare a comporre.
Oggi all’interno di casa Barezzi è custodito un vero e proprio “tesoro”: i primi ritratti del Maestro ancora ragazzo, partiture originali, le foto della vecchiaia, documenti manoscritti, e molto altro. Pochi anni fa, Riccardo Muti, visitando il museo ne rimase talmente affascinato da voler offrire la sua bacchetta storica, che oggi è in mostra nell’ultima stanza della casa-museo, accanto a quella ancor più “usata”, del grande Arturo Toscanini. Per Verdi giunsero finalmente gli anni della notorietà e del successo. Nell’Italia "oppressa dallo straniero" anche la sua musica contribuì a fare divampare lo spirito patriottico provocando la censura degli austro-ungarici. Nel 1849, a Parigi, Verdi incontrò una famosa soprano, Giuseppina Strepponi, donna di gran temperamento, che sposò dopo qualche anno di convivenza e fu la compagna della sua vita. Avviato alla maturità Verdi, che sempre si era dichiarato fiero della sua origine contadina, fu in grado di realizzare il sogno di ritornare alla terra e acquistò Villa Sant’Agata insieme a un’enorme estensione di campi. Quello che affascina il visitatore è l’impronta ancora percepibile della mano del Maestro, che creò un ambiente armonioso con la competenza di un provetto architetto e botanico. Di Villa Sant’Agata Verdi scrisse“…Questa profonda quiete mi è sempre più cara. È impossibile… ch’io trovi per me ove vivere con maggior libertà…” . Varcando la soglia delle camere da letto, che Verdi volle a pianoterra, è fare un tuffo nella vita di quel tempo perché tutto è rimasto com’era. Nella camera di Giuseppina si può notare il ritratto del cagnolino maltese, Lulù, che fu caro ai coniugi come un figlio, e nella camera di Verdi la "barbiera" accanto alla finestra, con specchio e cassettino per gli oggetti da toeletta, che ce lo fa immaginare mentre cura la propria immagine. Passeggiando nell’ incantevole parco si può costeggiare il laghetto dove Giuseppe e Giuseppina trascorrevano ore felici in barca. Fra le numerose piante e arbusti giganteggiano un platano un tasso e un ginkgo biloba secolari.
Giuseppe Verdi e la Strepponi viaggiavano spesso: Parigi era la meta preferita da Giuseppina ma spesso erano a Milano per lavoro. Occupavano sempre la stessa stanza all’Hotel Milan, poco distante dal Teatro della Scala. In quella stanza Verdi morì all’alba del 27 gennaio 1901, dove si trovava per essersi allontanato da Villa Sant’Agata nella triste ricorrenza della morte di Giuseppina L’hotel dispose che i mobili di quella stanza fossero trasportati a Villa Sant’Agata.
Durante il viaggio di ritorno sul pullman sono esplosi come fuochi d’artificio appassionanti quesiti: Verdi fu effettivamente un ardente patriota? E’ comunque certo che molti dei suoi brani musicali, anche se riferiti a contesti storici lontani nel tempo e nello spazio, fornirono il pretesto per inneggiare alla liberazione dell’Italia dall’impero austro-ungarico.
Verdi fu un "tirchio" o un "prodigo" o entrambi gli aspetti? I suoi quaderni dei conti stanno a dimostrare la puntigliosità nel far quadrare i conti fino all’ultimo centesimo. D’altra parte, alla sua morte, destinò circa sei milioni ad opere benefiche, tra cui tre poderi all'ospedale di Villanova da lui creato ed alla Casa di riposo dei musicisti, altra sua istituzione, nonché lasciti ai poveri e ai suoi dipendenti.
Fu "intransigenza" la sua che non volle mai entrare nel piccolo delizioso teatro “Giuseppe Verdi” di Busseto per non essere stato d’accordo sulla sua costruzione ritenendola un atto di inopportuna vanità da parte di un piccolo comune?
Che dire della rottura dei rapporti col prestigioso direttore d’orchestra e amico fraterno Maestro Angelo Mariani che per vent’anni aveva diretto le prime delle sue opere? Fu a causa delle attenzioni di Verdi per Teresa Stolz, moglie del Mariani, o per divergenze musicali?
Alla fine credo sia rimasta dentro di noi l’immagine di un Verdi incerta, inafferrabile, piena di "luci ed ombre" , l’immagine che si può ritrovare in ogni esistenza umana.
Marco Raspanti
Nato nel 1974, fin dai primi passi mostra un'inconsueta passione per tutto ciò che ha a che fare con la musica. Diplomato in corno a soli 22 anni, si dedica inizialmente alla carriera di professore d'orchestra; in seguito le preferisce l'approfondimento di cultura e storia della musica colta, dal '300 ai giorni nostri.
Dal 2004 sviluppa questo lavoro anche attraverso lezioni di storia ed educazione musicale per adulti presso diversi comuni, enti ed associazioni; la sua poliedricità lo accompagna nei campi più disparati della produzione e della esecuzione musicale: dalla musica d'opera alla classica, fino alle colonne sonore dei film ed ai grandi cantautori italiani
Info e contatti: www.marcoraspanti.it |